Emergono ulteriori dettagli atroci legati al piccolo Domenico, il bambino col cuore “bruciato”. Il racconto dell’infermiera.
La morte del piccolo Domenico, il bambino col cuore bruciato all’Ospedale Monaldi, sta continuando a far parlare. Le indagini stanno proseguendo per capire di chi siano state le responsabilità in merito al trapianto dell’organo e agli evidenti errori commessi che hanno portato alla tragica dipartita del piccolo. In queste ore sono venute a galla delle rivelazioni di un’infermiera su quanto sarebbe avvenuto.

Bambino col cuore bruciato: la testimonianza dell’infermiera
Come riferito anche dall’ANSA, le indagini sul caso del piccolo Domenico, il bambino col cuore bruciato morto al Monaldi, stanno andando avanti. A far discutere le parole di un’infermiera, sentita come teste dai magistrati. Rispondendo a vari quesiti, la donna avrebbe fatto emergere dettagli terribili sull’accaduto nella struttura durante le fasi del trapianto.
“Nella mia esperienza di trapianti era la prima volta che vedevo un torace vuoto“, ha fatto sapere. “Dopo circa 5-6 minuti il coperchio del contenitore venne aperto e si accorsero che qualcosa non andava e che il cuore vecchio di Domenico era già sul tavolo”. L’infermiera avrebbe anche aggiunto: “Posso affermare che il dott. Oppido (il cardiochirurgo autore dell’intervento, ndr) stava ultimando la cardiectomia quando il contenitore non era ancora aperto”.
La prassi da seguire in questi casi è diversa come la stessa infermiera ha spiegato facendo riferimento ad un altro trapianto avvenuto “credo nel 2017” quando “il clampaggio e l’inizio della cardiectomia furono intrapresi dopo che il nuovo cuore era già stato esaminato dallo stesso Oppido […]”.
i dettagli e le chat
Dal racconto della donna, di fatto, quando i medici si accorgono che il cuore è ormai diventato inutilizzabile è ormai troppo tardi. “Fu una mia collega a riferirmi che era tutto congelato. Io dissi: ‘Allora è meglio che si tiene il suo‘ e lei: ‘Ma l’ha già tolto’ in quanto vedeva che il cuore vecchio era già sul tavolo dello strumentista”.
“A quel punto tutti si sono concentrati sul cercare di estrarre il secchiello dal contenitore e poi nel lavoro di scongelare il cuore. Ci sono voluti circa 20 minuti. Il dott. Oppido prese il cuore in mano e disse: ‘Questo non farà neanche un battito‘. Da qui la dura realtà col piccolo paziente che “fu messo in Ecmo”. Tale versione dei fatti avrebbe trovato riscontro, come spiegato anche dall’ANSA, nelle chat di whatsapp delle infermiere acquisite agli atti dell’inchiesta.